Accoglienza e orientamento
Nel sistema di istruzione degli adulti regolato dal D.P.R. 263/2012, l’attività di accoglienza e orientamento riveste un ruolo essenziale nei percorsi di primo livello dei CPIA. Essa è esplicitamente prevista all’art. 4, comma 9, lettera d) come uno degli strumenti di flessibilità didattica e organizzativa, e viene ulteriormente dettagliata nelle Linee Guida del 2015, dove si ribadisce la sua centralità nella costruzione del Patto Formativo Individuale.
1. Finalità dell'accoglienza nei percorsi di primo livello
L’accoglienza è il primo momento formativo per l’adulto che entra nel sistema CPIA e ha la duplice funzione di:
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conoscere la persona, raccogliendo elementi significativi sulla sua storia personale, culturale, formativa e lavorativa;
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creare le basi di fiducia e motivazione, attraverso un approccio orientato all’ascolto, alla valorizzazione delle esperienze pregresse e al rispetto dei tempi di apprendimento.
L’orientamento si configura come un processo guidato, che fornisce all’adulto informazioni sull’offerta formativa dei CPIA, sulle caratteristiche dei percorsi di primo livello (primo e secondo periodo didattico), sulle modalità di erogazione delle attività (in presenza, a distanza, blended), e sulle eventuali integrazioni con corsi professionalizzanti o attività di supporto linguistico.
2. Collegamento con il Patto Formativo Individuale (PFI)
L’accoglienza e l’orientamento rappresentano una fase preliminare e necessaria alla definizione del Patto Formativo Individuale, che costituisce l’architrave della personalizzazione del percorso.
Durante questa fase:
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si attiva la procedura di riconoscimento dei crediti, articolata in tre momenti: identificazione, valutazione, attestazione;
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si determina il monte ore del percorso personalizzato (PSP), tenendo conto delle competenze già acquisite, del profilo linguistico e dei bisogni formativi;
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si pianificano eventuali attività di rinforzo o messa a livello, utili a garantire il successo formativo.
Il Patto viene poi formalizzato e firmato dalla Commissione, dal dirigente del CPIA e dall’adulto, ed è valido per l’intero periodo didattico di riferimento (primo o secondo periodo del primo livello).
3. Riconoscimento formale della partecipazione
L’art. 4, comma 9, lett. d) del D.P.R. 263/2012 stabilisce che la partecipazione alle attività di accoglienza e orientamento è riconosciuta come parte integrante del periodo didattico, e pertanto computata nel monte ore complessivo ai fini della frequenza.
Il limite massimo stabilito è pari al:
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10% del periodo didattico di riferimento.
Tale quota viene calcolata rispetto:
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agli assi culturali per il primo livello;
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agli ambiti per i percorsi di alfabetizzazione e lingua italiana.
Questo riconoscimento consente di dare valore formale ad attività di carattere orientativo e diagnostico che, pur non appartenendo alle discipline in senso stretto, sono essenziali per l’efficacia del percorso.
4. Natura dinamica e revisione del Patto
Il Patto Formativo Individuale, una volta definito, non è da considerarsi statico. Le Linee Guida prevedono infatti la possibilità di:
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manutenzione del Patto, ovvero aggiornamento in caso di progressi, difficoltà o mutamenti nei bisogni formativi;
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implementazione, cioè introduzione di nuove attività, moduli o competenze emerse durante il percorso.
Tali variazioni devono comunque rispettare il vincolo del 10% relativo alla quota oraria destinata all’accoglienza.
5. Rilevanza educativa e sociale dell’accoglienza
Oltre alla funzione tecnico-didattica, l’accoglienza assume un valore etico e inclusivo, poiché:
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riconosce l’unicità del percorso di ogni adulto;
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restituisce dignità formativa a soggetti che spesso hanno vissuto esperienze di dispersione o esclusione;
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consente di avviare un processo di riappropriazione culturale e progettazione consapevole del futuro.
Nel primo livello, ciò assume un significato particolarmente forte, poiché riguarda il completamento dell’obbligo di istruzione e il conseguimento di competenze fondamentali per l’inclusione sociale, civica e lavorativa.